domenica 15 novembre 2009

Lezione al Centre Bruxellois d'Action Interculturelle

Venerdì 13 novembre 2009
Incontro con: Xavier Rémacle/CBAI

a. Introduzione, presentazione personale

Laureata in filosofia, specializzata in islamologia (l'antropologia dell'Islam), al Cbai dal 1994, per 12 anni anche insegnante di religione cattolica a studenti musulmani in una scuola cattolica.

Presentazione del CBAI, il cambiamento di nome da: Centro socio-culturale per immigrati a Centro di Azione interculturale:
Dopo quasi quindici anni ci siamo resi conto di non essere siamo più immigrati, ma portatori di una cultura supplementare, il termine immigrati è troppo pesante da portare addosso... ci siamo resi conto di poter essere risorsa per aiutare una città cosmopolita e multiculturale come Bruxelles a divenire un'esperienza sociale interculturale. Ma poi ci è stata posta l'attenzione anche nei confronti della società in senso generale e non solo a chi era di origine immigrata, soprattutto alle differenze culturali che da sempre distinguono il paese: popolazione francese, fiamminga e tedesca. Intercultura significa anche lavorare su questo, pur mantenendo il nostro principale filone d'attività rivolto alle comunità immigrate (spec. sostegno all'associazionismo e alla creatività individuale)

Oggi le nostre attività si articolano su tre filoni:
coesione sociale (attività di osservazione per la realizzazione di un rapporto del grado di integrazione sociale del contesto territoriali)
informazione (centro di documentazione, Agenda),
formazione (ambito socio-culturale e socio-educativo con operatori, disoccupati, formazioni brevi o professionalizzanti- 6 mesi per animatori, 2 anni la sera per 'coordinatori di progetto e mediatori' non specializzati/qualificati),
espressione (Agenda, organizzazione eventi artistici e culturali)

Il CBAI non fa formazione specifica e professionalizzante per mlc, esistono altre agenzie, istituti di formazione superiore. Tuttavia nella loro formazione il tema della mediazione è centrale. È fondamentale nella formazione di coordinatori di progetto che questi abbiamo delle basi di mediazione, anche se questi due sono dei mestieri profondamente differenti.
C'è da dire che qui la formazione accademica per mediatori è intesa in senso lato, su qualsiasi ambito e non solo interculturale, quindi mancano specializzazioni specifiche in ambito interculturale.

La questione dell'insegnamento della religione a scuola (il suo insegnamento)...
La questione del bilinguismo belga (fiammingo e francese)... e la situazione di Bruxelles (prima lingua francese, seconda inglese, terza arabo, quarta 'forse' il fiammingo). Le difficoltà delle scuole fiamminghe dove la maggior parte degli studenti sono stranieri e quindi non madrelingua fiamminghi...

b. L'esercitazione

- Presentazione dello schema: I livelli della cultura, acculturazione e i 'tira e molla' identitari

Dal livello tecnico (materiale), al livello ideologico, l'incidenza della cultura d'accoglienza diminuisce gradualmente:



- Visione del cortometraggio: 'Storia di un belga'- 10' – La settimana bianca...

- Lavori in sottogruppi: nel video scuola e famiglia sono i differenti e contrastanti contesti culturali, dobbiamo analizzare le differenze e quali tensioni e fraintendimenti si manifestano, scoprire chi nella famiglia chi gioca il ruolo di mediatore e quali argomenti utilizza per risolvere la situazione.


Gruppo 1: (Mbemba): commento alle prime quattro immagini... gli elementi di diversità:
il concetto di settimana bianca, la percezione della famiglia differente da quella della scuola (montagna, neve, sciare...???),
i rapporti difficile delle famiglie con i documenti scolastici (importanza, urgenza...)
rapporti intergenerazionali (non si deve discutere con il papà... i conflitti)
rispetto alla mediazione: diverse persone assumono il ruolo di mediazione...

Gruppo 2: ci siamo concentrati sul livello psico-affettivo... il padre isolato, che ascolta la radio marocchina, si è ricreato uno spazio protetto, la testo al Marocco... la lingua della casa e quella del fuori... la mediazione della madre: mediazione dell'intimo, del silenzio, dell'attesa e (dopo, magari) del sessuale.

Gruppo 3: diversa concezione della gita scolastica da parte del padre... la non comunicazione diretta tra famiglia e scuola (mediata dal figlio), la questione centrale non è economica, forse è più sul livello ideologico (comprensione del significato di gita), madre e figlio maggiore hanno svolto i ruoli di mediazione principali.

Gruppo 4: no comunicazione diretta con la famiglia, bimbo mediatore, la scuola ha paura di confrontarsi con la famiglia? (oppure il contrario), la figlia mediatrice con la mamma per il 'dialogo' con la modernità della lavatrice... fratello, madre e sorella sono stati mediatori... limitano le aspettative del bambino, rimandano che il padre e per proiezione la famiglia intera non è in grado di educare... senza scuola è perduto... rischia di smarrirsi e di finire in strada, per assurdo è più sicuro il padre, propone un'alternativa dice 'se non va a scuola viene in bottega con me', anche se questo è svalorizzato dallo sguardo degli altri membri della famiglia, dei figli in particolare.*

Il ruolo forte della mamma nell'educazione dei figli. Il suo atteggiamento forte: attende e non discute di fronte ai figli, non gli fa perdere la faccia, lo va a trovare dopo e gli impone la sua decisione. Non è una mediazione (non c'è armonia): il figlio lo capisce e soffre per questo... oltre alla sensazione di aver tradito il padre e la sua tradizione...

* Spesso il saper fare dei genitori non passa ai figli, scompare per lo più... e per lo più gli immigrati di prima generazioni appartengono al mondo operaio o hanno subito un declassamento lavorativo, questo determina una perdita simbolica d'autorità e di valore agli occhi dei figli che viene simbolicamente rinforzato dalla scuola che assicura potenzialmente ai figli un salto di qualità rispetto ai padri. Quindi i padri spesso hanno anche questo 'problema' nei confronti della scuola: è una realtà della società di accoglienza che allontana i figli dal loro mondo d'origine e che ribadisce e rinforza la loro mancanza di 'valore' (competizione scuola-genitori per il primato educativo dei figli).

(Bushra) Il caso della mamma berbera che puniva il figlio lasciandogli segni sulle braccia con un ferro incandescente (come si fa da sempre al paese, il promemoria sulla pelle per non sbagliare più).

(Xavier) Diversi punti di vista rispetto al filmato:
Visione del bambino, le sue fratture, i tira e molla tra le due culture e le conseguenze future
Le difficoltà del padre... non ci siamo concentrati molto.. perché dice di no? Il suo stress è evidente, ripete continuamente di no senza portare giustificazioni comprensibili, e aggredisce... forse non lo sa neppure lui, agisce per riflesso ripetendo i modelli acquisiti nell'infanzia che di solito recuperiamo senza riflettere quando siamo in difficoltà...
Il modello scolastico crea distanza con la famiglia: è una fortezza chiusa ai genitori, i figli sono gli unici tramiti e mediatori (le comunicazioni scritte spesso sono incomplete e criptiche anche per gli autoctoni), per parlare il genitore deve prendere appuntamento.
Presentazione dello schema: Lo shock culturale dei modelli matrimoniali in immigrazione lo schema è nato per spiegare i matrimoni tra adolescenti e forzati... ma può servire anche per lavorare sul tema della riuscita scolastica... in particolare, il ruolo dei genitori e il conflitto dei genitori che vengono da ambienti rurali nei confronti della scuola. Il rapporto con la scuola di chi non viene dalla campagna è meno conflittuale. Bisogna considerare la distanza tra insegnante e genitore che non hanno avuto la stessa infanzia! Che percezione ha della scuola una persona che ne è uscita molto presto? Con l'esperienza migratoria la propria cultura diventa minoritaria e si rischia di perdere valore e quindi anche la sfida nei confronti dei figli, dato che ci si pone in atteggiamento difensivo e rivendicativo nei confronti della società di accoglienza e dei propri figli.
(Zelda) ma allora è soprattutto un problema di classe sociale non tanto di differenza culturale!!! il cattivo rapporto con la scuola a volte non è dato da un sistema culturale differente ma da un approccio differente dato dalla classe sociale alla quale appartiene la persona. (Xavier) Ma la cultura è legata alla persona! Se un individuo appartiene a una certa classe sociale avrà un approccio culturale (visione) nei confronti della scuola, ad esempio, molto differente da una persona dello stesso paese ma appartenente a una classe sociale differente. Nello stesso contesto sociale possono convivere visioni culturali molto differenti! Quindi possiamo parlare ancora di una questione culturale!
Il soldi sono una scusa? La cultura economica è molto soggettiva! Le priorità di utilizzo del denari sono molto differenti da persona a persona. Il genitore deve imparare che il figlio a scuola non impara solo a leggere e scrivere, ma anche a comportarsi, a relazionarsi al mondo, che farà cose come dormire fuori, gestire il denaro, mangiare fuori... che gli saranno passati i codici culturali del paese di accoglienza... la paura per la gita scolastica è forse legato a questo fatto: il fatto che apprenderà cose distanti e in contraddizioni rispetto ai codici familiari, attraverso dei sostituti di mamma e papà, che sono gli insegnanti e magari altri genitori dei compagni di classe. La scuola si sovrappone al compito educativo della famiglia, bisogna creare un dialogo per evitare un braccio di ferro, il conflitto. Le famiglie immigrate hanno riportato l'attenzione sul ruolo esagerato/invasivo che la scuola ha assunto e l'hanno messa in discussione. Dobbiamo tener presente due quadri di riferimento differenti: il ruolo dell'educazione.
Nella società tradizionale/prescolare l'obiettivo è favorire l'integrazione del bambino nel gruppo familiare, all'interno del proprio clan; nella società moderna al contrario, l'obiettivo dell'educazione è preparare il bambino all'autonomia e all'uscita dalla famiglia.

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